Quando la poesia diventa incontro: il video de “I Fiumi di Jane” alla Festa della Pace

A Ponte San Nicolò poesia, bambini e teatro-danza per raccontare la pace attraverso le relazioni.
PONTE SAN NICOLÒ – Non soltanto parlare di pace, ma provare a rappresentarla attraverso le parole, i corpi e l'incontro tra persone diverse. È il senso della partecipazione dell'associazione culturale I Fiumi di Jane alla Festa della Pace di Ponte San Nicolò, ora raccontata anche attraverso un video che raccoglie alcuni dei momenti della manifestazione.
Sul palco si sono alternate poesia, riflessione e teatro-danza, in una proposta che ha coinvolto adulti e bambini e che ha cercato di riportare una parola tanto utilizzata come "pace" alla concretezza delle relazioni quotidiane.
A guidare l'intervento de I Fiumi di Jane è stato il presidente Paolo Russo, che ha posto al centro della riflessione il tema dell'invisibilità.
«La pace comincia dal rifiuto dell'invisibilità», è stato uno dei passaggi dell'intervento. Perché prima ancora dei grandi conflitti esistono forme più silenziose di esclusione: persone che non vengono ascoltate, fragilità che restano ai margini, differenze che invece di diventare occasione di incontro vengono percepite come distanze.
Da qui anche il ruolo attribuito alla poesia. Non come semplice esercizio letterario, ma come possibilità di fermarsi davanti all'esperienza dell'altro.
«Una poesia non ferma una guerra, ma può impedirci di abituarci alla guerra», ha ricordato Russo.
È una prospettiva che accompagna da tempo il lavoro de I Fiumi di Jane, realtà culturale nata dall'incontro tra poesia, psicoanalisi e società. Nelle attività dell'associazione trovano spazio linguaggi differenti e generazioni diverse, con particolare attenzione alla partecipazione dei più giovani.
Proprio la presenza dei bambini ha assunto alla Festa della Pace un significato particolare. Non semplici spettatori di un discorso costruito dagli adulti, ma partecipanti a un'esperienza nella quale parola, creatività e relazione diventano strumenti per interrogarsi sul modo in cui si vive insieme.
Il video restituisce così qualcosa che una cronaca scritta difficilmente può conservare interamente: le voci, le pause, i gesti, l'emozione e il rapporto con il pubblico.
Ed è forse proprio qui che il messaggio della giornata trova la sua forma più semplice: la pace non appartiene soltanto alle dichiarazioni solenni o ai grandi scenari internazionali. Comincia anche nel momento in cui qualcuno smette di essere invisibile perché un altro essere umano decide di ascoltarlo.
