4 Novembre a Corte: la poesia dà voce alla memoria e insegna ai bambini il valore della pace

Al Monumento ai Caduti di Corte, frazione di Piove di Sacco, una commemorazione intensa tra le riflessioni della sindaca Lucia Pizzo, il ricordo delle vittime in Bosnia e le letture degli studenti delle scuole Zanella e della secondaria di primo grado.
CORTE DI PIOVE DI SACCO – 4 novembre 2026. Ci sono ricorrenze che rischiano di trasformarsi in semplici appuntamenti sul calendario, cerimonie nelle quali la memoria viene affidata ai monumenti e alle parole ufficiali. E ci sono momenti in cui quella stessa memoria torna a vivere, attraversa le generazioni e diventa esperienza condivisa.
È quanto accaduto questa mattina a Corte, frazione di Piove di Sacco, dove, davanti al Monumento ai Caduti, la celebrazione del 4 Novembre, Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, ha assunto un significato particolarmente umano grazie alla partecipazione dei bambini e dei ragazzi delle scuole. Una cerimonia dedicata al ricordo di chi ha perso la vita, ma soprattutto un'occasione per interrogarsi sul significato della guerra e sul valore della pace.
A rendere ancora più attuale la commemorazione è stato il ricordo delle vittime del tragico incidente avvenuto il 29 ottobre in Bosnia ed Erzegovina, nel quale hanno perso la vita quattro italiani impegnati nella missione EUFOR Althea, tra cui due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, anche a Corte è stata deposta una corona in loro memoria, un gesto che ha unito il ricordo dei caduti del passato al dolore per le tragedie dei nostri giorni.
Particolarmente significativo l'intervento della sindaca di Piove di Sacco, Lucia Pizzo, che, rivolgendosi anche ai più piccoli, ha proposto una riflessione sulla necessità di rifiutare la guerra. La sindaca ha richiamato l'attenzione su una differenza che troppo spesso rischia di sfuggire a chi vive lontano dai conflitti.
Per molti di noi, infatti, le conseguenze della guerra possono manifestarsi attraverso cambiamenti apparentemente limitati nella quotidianità: l'aumento del prezzo della benzina, il costo della spesa, le difficoltà economiche che raggiungono anche territori lontani dai luoghi degli scontri.
Ma per chi la guerra la vive direttamente, quelle conseguenze assumono un significato radicalmente diverso. Significano la perdita delle persone amate, la distruzione delle case, la paura, la separazione e ferite che possono accompagnare un essere umano per tutta la vita. Una riflessione che ha restituito alla parola guerra il suo significato più profondo, sottraendola all'astrazione delle notizie e riportandola alla dimensione concreta delle esistenze umane.
Uno dei momenti più significativi della commemorazione è stato affidato agli alunni della scuola primaria G. Zanella di Corte, che hanno letto testi di Giuseppe Ungaretti e Gianni Rodari.
Due autori differenti, accomunati dalla capacità di raggiungere il cuore dell'esperienza umana attraverso la parola.
Ungaretti, che conobbe direttamente l'esperienza della Prima Guerra Mondiale, ha saputo trasformare la precarietà della vita, il dolore e la fraternità tra gli uomini in una poesia essenziale, capace di attraversare il tempo.
Rodari, attraverso la sensibilità rivolta all'infanzia e alla formazione delle coscienze, ha invece fatto della parola uno strumento per immaginare un mondo diverso, nel quale la pace non fosse soltanto un ideale, ma una responsabilità quotidiana.
Alle letture dei bambini sono seguiti gli interventi degli studenti della scuola secondaria di primo grado di Corte, che hanno proseguito il percorso di riflessione e memoria.
In questo passaggio tra generazioni si è manifestato forse il significato più autentico della giornata.
I bambini non si sono limitati ad assistere a una commemorazione: ne sono diventati protagonisti, dando voce a parole scritte in altre epoche, ma ancora capaci di interrogare il presente.
Proprio la poesia ha rappresentato il filo conduttore più intenso della cerimonia.
Perché ricordare non significa soltanto conoscere una data, un avvenimento storico o il numero delle vittime di un conflitto. Significa anche riuscire ad avvicinarsi, almeno attraverso la sensibilità e l'immaginazione, all'esperienza di chi quella tragedia l'ha attraversata.
Dove la cronaca registra gli avvenimenti e la storia li colloca nel tempo, il linguaggio poetico può restituire loro una dimensione emotiva, relazionale e profondamente umana.
Le parole pronunciate dai bambini davanti al Monumento ai Caduti hanno così contribuito a trasformare un luogo della memoria in uno spazio di incontro tra passato e presente.
Non soltanto il ricordo di chi non c'è più, ma anche la consapevolezza di chi oggi è chiamato a costruire un futuro diverso.
E forse è proprio questo il compito più importante di una commemorazione: fare in modo che il sacrificio di chi ci ha preceduto non resti imprigionato nella pietra dei monumenti, ma continui a interrogare le coscienze.
A Corte, in questo 4 Novembre, la poesia ha contribuito a rendere la memoria umana, vicina e palpabile. Perché la pace non si costruisce soltanto ricordando le guerre del passato, ma educando le nuove generazioni a riconoscere il valore irripetibile di ogni vita umana e quando sono i bambini a pronunciare le parole della memoria, il passato smette di essere soltanto qualcosa da commemorare e diventa una responsabilità verso il futuro.
